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Le tecniche del restauro


 

 

 

La pulitura, iniziata nel luglio 2016, è stata operata in due fasi distinte. Una prima fase di spolveratura con pennelli di setola e aspiratore meccanico ha permesso di rimuovere il grosso dei depositi incoerenti e dei detriti più corposi.

 

 

 

 

 



 

 

 

 

La pulitura vera e propria è stata effettuata con impacchi di carta e acqua distillata, tenuti a contatto dei marmi per un tempo variabile tra i cinque e i venti minuti. L'acqua distillata ha un potere solvente leggermente superiore all'acqua di rete e permette di indebolire lo strato di sudicio accumulato sui marmi.

 

 

 

 

 

 



 

 

Dopo di che si è passati alla rimozione definitiva degli strati di sudicio con batuffoli di cotone idrofilo anch'essi imbevuti in acqua distillata. Questo tipo di azione permette di asportare la parte più tenace dei depositi, lasciando intatta la patina dei marmi sottostanti ed evitando quegli sbiancamenti e quelle crudezze che possono compromettere la sua futura conservazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

Questo tipo di pulitura è anche legata alla sensibilità del restauratore che deve individuare le alterazioni superficiali del marmo che interferiscono con la sua leggibilità e dunque con il raffinato lavoro dell'artista. La scultura dell'ultimo Michelangelo si avvale infatti di leggerissimi passaggi chiaroscurali che rischiano di venire alterati proprio dagli strati di sporco depositati nel tempo.